21 giugno 1989: il fallito attentato all’Addaura.

Giovanni Falcone fu ucciso il 23 maggio 1992. Fu ucciso da più di 500 kili di tritolo insieme alla moglie ed ai tre agenti di scorta.

Falcone non fu ucciso soltanto quel giorno, lo uccisero anche gli attacchi, i silenzi, le delegittimazioni perpetrati negli anni.

Fu ucciso quando venne accusato di minare l’indipendenza della magistratura, quando fu accusato di nascondere nei cassetti “documenti su personaggi scomodi, in particolare politici”.

Fu ucciso tutte le volte in cui non fu capito, ma soprattutto fu ucciso quel 21 giugno 1989, quando ci fu il fallito attentato nei pressi di una villa che il magistrato aveva affittato per il periodo estivo, situata sulla costa siciliana nella località palermitana denominata “Addaura”.

Furono gli agenti di scorta a scoprire l’esplosivo, sventando così una strage.

Dopo l’attentato furono molti ad insinuare che quell’attentato fosse stato organizzato dallo stesso Falcone, per godere di maggiore  notorietà, per maggiore fama.


Queste insinuazioni portarono il giudice ad un ulteriore isolamento.

Lo stesso Falcone disse:

Se ti si pone una bomba sotto casa e la bomba per fortuna non è esplode, è colpa tua se non è esplosa.

Dopo l’ episodio dell’ Addaura Falcone disse:

Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi

Forse quel giorno o nei giorni successivi, una parte di Giovanni Falcone. morì davvero.

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